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Si può guarire dal DOC? Cosa significa stare bene - Dr Gaspare Costa

Dr Gaspare Costa
Psicologo e Psicoterapeuta Online
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Si può guarire dal DOC? Cosa significa stare bene
Disturbo ossessivo compulsivo: decorso, ricadute e come riconoscere il miglioramento
Il disturbo ossessivo compulsivo si può curare?

«Si può guarire dal DOC?» è una domanda che molte persone si fanno, a volte dopo anni di sofferenza. La risposta è che il disturbo ossessivo compulsivo si può curare in modo efficace. Le principali linee guida internazionali indicano come trattamento psicologico di prima scelta la terapia cognitivo-comportamentale, che ha il suo cuore nell’esposizione con prevenzione della risposta. Molte persone migliorano in modo importante, e i miglioramenti tendono a durare nel tempo.

Il decorso, però, non è uguale per tutti. Alcune persone vivono un solo episodio e, dopo un buon percorso, raggiungono una remissione stabile. Altre hanno un andamento più fluttuante, con lunghi periodi di benessere e fasi di maggiore fragilità. Quando il DOC è grave, o accanto c’è una depressione, può essere utile una terapia integrata, con psicoterapia e farmaci insieme.

La terapia non promette a tutti lo stesso finale. Può però restituire molta più libertà di prima: meno tempo consegnato alle compulsioni, meno paura dei propri pensieri, più spazio per le scelte e per le relazioni.
Cosa significa davvero guarire dal DOC

Anche il desiderio di guarire può essere catturato dalla logica del DOC. La persona aspetta una specie di certificato definitivo: «Ora sono sicuro al cento per cento che non ricadrò mai più», «Non avrò mai più quel pensiero». Ma è ancora la lingua del dubbio ossessivo: pretendere che il futuro garantisca, oggi, che niente di disturbante tornerà.

Guarire dal disturbo ossessivo compulsivo non significa che quei pensieri non si presenteranno più. Un pensiero intrusivo che ritorna, una sensazione spiacevole o una giornata difficile non sono, da soli, una ricaduta. Il miglioramento si riconosce da ciò che accade quando tornano: il circuito si riconosce prima, e non è più necessario rispondere con controlli, rassicurazioni o nuove analisi.

Stare meglio non richiede l’assenza definitiva del dubbio. Richiede che il dubbio perda il diritto di comandare. La domanda allora cambia: non «Ho ancora pensieri?», ma «Quanto spazio sto consegnando loro?». Non «Sto bene al cento per cento?», ma «Sto vivendo con più libertà di prima?».
Le ricadute nel DOC: oscillare non è ricominciare

Una fase più difficile fa molta paura quando arriva dopo un periodo in cui si stava bene. Il ritorno dell’ansia o delle compulsioni viene vissuto come la prova che tutto ciò che era stato conquistato sia andato perduto: «Mi ero illuso», «Non è servito a niente».

C’è poi un meccanismo più sottile. Il disturbo ossessivo compulsivo può usare la stessa ricaduta come nuova prova: «Se è tornato così forte, forse il contenuto è vero», «Se mi sento di nuovo come prima, forse non era davvero DOC». È lo stesso ragionamento di «E se non fosse DOC?», che si presenta proprio nei momenti più fragili. A volte il DOC torna con un tema nuovo, e la novità sembra dire: «Su questo non ho lavorato, questa volta devo capire davvero». Il tema può essere nuovo, ma il modo in cui il DOC cerca una risposta è quasi sempre lo stesso.

Una giornata in cui si compulsa di più non cancella mesi di lavoro, e un periodo difficile non dimostra che la terapia abbia fallito. Anche quando sembra di essere tornati al punto di partenza, qualcosa è diverso: si riconosce prima il circuito e si può chiedere aiuto prima che il DOC torni a occupare gran parte della vita. Ciò che è stato imparato può essere ripreso senza ricominciare da zero.
Il perfezionismo della guarigione: stare bene «nel modo giusto

Dopo tanta sofferenza è comprensibile desiderare di stare finalmente bene. Nel disturbo ossessivo compulsivo, però, anche questo desiderio può diventare un nuovo esame: «Perché quel pensiero mi ha dato ancora fastidio?», «Se stessi davvero meglio, dovrebbe succedere ancora?». Non si controllano più soltanto porte, sentimenti o intenzioni: si controlla anche la guarigione.

È una forma di perfezionismo terapeutico: il bisogno di stare bene completamente, definitivamente, senza imperfezioni. Ma più il miglioramento viene messo sotto esame, più l’attenzione torna sul sintomo, e ogni piccolo residuo sembra la prova che il percorso non abbia funzionato abbastanza.

Nella mia esperienza succede spesso: quando una persona comincia a stare meglio, arriva la paura della paura. Non si fida più del proprio benessere, resta in allerta per paura di ricadere, e a volte va perfino a cercare il vecchio pensiero per vedere se fa ancora paura. È un test, ancora una volta. La strada è un’altra: usare il tempo e l’energia che il DOC ha restituito per ciò che conta e anche per ciò che fa piacere. Essere migliorati non significa essere diventati impermeabili alla sofferenza umana. La terapia non serve a costruire una mente perfetta: serve a rendere vivibile una mente umana.
Prevenire le ricadute e chiedere di nuovo aiuto

Prevenire le ricadute nel DOC non significa promettersi che non si starà mai più male. Significa conoscere il proprio funzionamento e accorgersi se il circuito sta tornando a restringere la vita. Nei periodi di stress, di stanchezza o di grandi cambiamenti, anche desiderati, come un matrimonio o la nascita di un figlio, il disturbo ossessivo compulsivo può farsi sentire di più. Non annuncia per forza una ricaduta: è il momento di guardare con un po’ più di attenzione se si è tornati a chiedere rassicurazioni, a controllare o a evitare. Conoscersi, però, è diverso dal sorvegliarsi senza sosta: anche il controllo continuo sul DOC è un’altra forma di DOC.

In certi momenti può essere utile tornare in terapia per qualche seduta. Capita che persone che ho seguito anni prima tornino per un breve periodo: non ricominciano da zero, riprendono da dove erano arrivate. Chiedere aiuto non è la prova che il percorso sia fallito: è parte della capacità di prendersi cura di sé. Per chi assume farmaci, ogni modifica o sospensione va sempre concordata con il medico, anche quando ci si sente meglio.

Se sta attraversando una fase difficile, può chiedere una consulenza online sul disturbo ossessivo compulsivo.
Il libro: «Oltre ogni irragionevole dubbio»

L’ultimo capitolo di «Oltre ogni irragionevole dubbio» è dedicato proprio a questo: le ricadute, la paura della paura, il perfezionismo della guarigione e cosa vuol dire tornare a vivere senza aspettare una certezza definitiva.

Il libro racconta «da dentro» 12 forme di disturbo ossessivo compulsivo e accompagna il lettore dalla comprensione del meccanismo fino alla cura.

Dr Gaspare Costa – Psicologo e Psicoterapeuta
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Ordine degli Psicologi della Toscana n. 5040 | P. IVA 01206950451
Iscritto all'Ordine degli Psicologi della Reg. Toscana n. 5040
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