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Disturbo Ossessivo Compulsivo nell’adolescenza: sintomi e cura - Dr Gaspare Costa

Dr Gaspare Costa
Psicologo e Psicoterapeuta Online
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Disturbo Ossessivo Compulsivo nell’adolescenza
Ossessioni, compulsioni, dubbio e impatto sulla vita del ragazzo
Quando il DOC compare durante l’adolescenza
L’adolescenza rappresenta una fase di grandi trasformazioni.

Cambiano il corpo, le relazioni, il rapporto con i genitori, il modo di percepire sé stessi e il proprio futuro. È anche un periodo nel quale possono comparire o diventare più evidenti i sintomi del Disturbo Ossessivo Compulsivo.

L’esordio può essere graduale.

All’inizio il ragazzo può accorgersi soltanto di impiegare più tempo per alcune azioni, controllare ripetutamente, evitare determinate situazioni o sentirsi costretto a compiere rituali che prima non erano presenti.

Con il tempo, però, ossessioni e compulsioni possono occupare uno spazio crescente nella giornata.

Il DOC può interferire con lo studio, le amicizie, la vita familiare, le prime relazioni sentimentali e il normale processo di acquisizione dell’autonomia.

Per questo è importante non interpretare automaticamente questi cambiamenti come semplici caratteristiche dell’adolescenza quando diventano persistenti, rigidi e fonte di sofferenza.
L’adolescente spesso sa che qualcosa non torna
Rispetto al bambino, l’adolescente possiede generalmente una maggiore capacità di osservare ciò che gli sta accadendo.

Può rendersi conto che alcuni pensieri sono eccessivi o che i rituali appaiono irrazionali.

“So che non ha senso, ma non riesco a non farlo.”

“Mi rendo conto che sto esagerando, però devo controllare.”

Questa consapevolezza, tuttavia, non è necessariamente completa e può oscillare in relazione all’intensità dell’ansia.

Quando il dubbio diventa molto forte, il ragazzo può sentire che la minaccia sia reale e che il rituale rappresenti l’unico modo per ridurre il rischio.

Inoltre, una maggiore consapevolezza può avere un effetto paradossale: l’adolescente può vergognarsi maggiormente di ciò che gli accade e cercare di nascondere ossessioni e compulsioni agli altri.
Come si manifesta il Disturbo Ossessivo Compulsivo negli adolescenti
Il DOC in adolescenza può presentarsi attraverso contenuti molto differenti.

Possono comparire paure di contaminazione, rituali di lavaggio, controlli ripetuti, bisogno di ordine e simmetria, conteggi, pensiero magico o necessità di ripetere un’azione finché non appare “giusta”.

In altri casi predominano pensieri intrusivi aggressivi, paura di perdere il controllo, dubbi relativi alla sessualità o all’orientamento sessuale, timore di aver commesso qualcosa di grave o bisogno continuo di verificare i propri ricordi.

Alcune compulsioni sono facilmente osservabili.

Altre avvengono completamente nella mente: ripetere frasi, analizzare un pensiero, ricostruire eventi, controllare ciò che si prova o cercare una risposta definitiva a un dubbio.

Frequenti possono essere anche le richieste di rassicurazione rivolte ai genitori, agli amici o, sempre più spesso, attraverso ricerche ripetute su Internet.
Quando il DOC colpisce identità, sessualità e valori
Durante l’adolescenza il ragazzo sta costruendo progressivamente la propria identità.

Corpo, sessualità, relazioni, appartenenza al gruppo, valori e immagine di sé assumono un’importanza crescente.

Il DOC può agganciarsi proprio a questi territori.

“E se non fossi davvero come ho sempre pensato?”

“E se questo pensiero dicesse qualcosa su di me?”

“E se stessi cambiando?”

Un pensiero intrusivo può allora diventare qualcosa da analizzare continuamente.

Il ragazzo può controllare ciò che prova, confrontarsi con gli altri, osservare le proprie reazioni, ricostruire il passato o cercare continuamente prove sulla propria identità.

Il problema non è necessariamente il contenuto del dubbio.

È il bisogno ossessivo di arrivare a una certezza definitiva su chi si è, cosa si desidera e cosa significano i propri pensieri.
Quando il DOC interferisce con scuola, amicizie e autonomia
Disturbo Ossessivo Compulsivo può incidere profondamente anche sul funzionamento scolastico.

Lo studio può diventare molto lento a causa di riletture, controlli, perfezionismo, necessità di riscrivere o paura di aver commesso errori.

Un compito che richiederebbe mezz’ora può occupare molto più tempo perché il ragazzo sente di doverlo ricontrollare continuamente.

Anche le relazioni sociali possono risentirne.

Vergogna, evitamenti, paura della contaminazione, necessità di completare rituali o preoccupazione che gli altri possano accorgersi del problema possono portare progressivamente a isolarsi.

Il DOC può quindi interferire proprio con uno dei compiti centrali dell’adolescenza: costruire autonomia, relazioni e fiducia nelle proprie capacità.
Vergogna, segretezza e paura di essere “strani"
Molti adolescenti cercano di nascondere il DOC.

Possono temere che amici, familiari o compagni li considerino strani, deboli o “pazzi”.

Alcuni pensieri intrusivi possono essere particolarmente difficili da raccontare, soprattutto quando riguardano violenza, sessualità, religione o altri contenuti che il ragazzo giudica incompatibili con la propria identità.

“Se dicessi quello che penso, cosa penserebbero di me?”

“E se significasse davvero qualcosa?”

La vergogna può così aumentare il tempo necessario prima di chiedere aiuto.

Il ragazzo può cercare di gestire il problema da solo, nascondendo rituali o trasformandoli in comportamenti poco visibili.

Per questo è importante creare uno spazio nel quale possa raccontare ciò che accade senza sentirsi giudicato e comprendere che avere un pensiero intrusivo non equivale a desiderarlo o volerlo realizzare.
Quando il DOC coinvolge tutta la famiglia
Anche nell’adolescenza il DOC può modificare progressivamente il funzionamento familiare.

Il ragazzo può chiedere rassicurazioni, pretendere che alcune cose vengano fatte in un determinato modo, coinvolgere i genitori nei controlli o chiedere loro di evitare situazioni che attivano l’ansia.

Nel tentativo comprensibile di aiutarlo, la famiglia può iniziare ad adattarsi alle richieste del disturbo.

Può rassicurare continuamente, modificare orari e abitudini, controllare al posto del ragazzo o evitare situazioni considerate rischiose.

Questo fenomeno viene definito accomodamento familiare.

Nel breve periodo può ridurre l’ansia e prevenire conflitti.

Nel tempo, però, può contribuire involontariamente a mantenere il DOC.

All’estremo opposto, rimproverare continuamente il ragazzo o dirgli semplicemente di “smetterla” rischia di aumentare vergogna e conflittualità.

Il lavoro terapeutico aiuta quindi anche la famiglia a trovare una posizione diversa: sostenere l’adolescente senza sostenere il disturbo.
Come si cura il Disturbo Ossessivo Compulsivo nell’adolescenza
Il trattamento psicologico di riferimento è la terapia cognitivo-comportamentale con Esposizione e Prevenzione della Risposta (ERP), adattata all’età e alle caratteristiche del ragazzo.

L’adolescente viene aiutato gradualmente ad affrontare pensieri, situazioni e sensazioni che attivano il DOC senza ricorrere automaticamente a rituali, evitamenti, controlli o rassicurazioni.

Il trattamento non consiste nel convincerlo che ciò che teme non accadrà mai.

Consiste nell’aiutarlo a tollerare progressivamente il dubbio senza trasformarlo continuamente in un problema da risolvere.

Quando necessario, anche i genitori vengono coinvolti per ridurre l’accomodamento familiare e sostenere il percorso terapeutico.

Nei quadri più intensi, complessi o associati ad altre difficoltà psicopatologiche può essere indicata anche una valutazione neuropsichiatrica o psichiatrica specialistica dell’età evolutiva.

Intervenire precocemente può evitare che il DOC occupi progressivamente sempre più spazio proprio negli anni in cui il ragazzo dovrebbe costruire autonomia, relazioni, identità e progettualità personale
Riferimenti scientifici principali
Geller, D. A., & March, J. (2012). Practice Parameter for the Assessment and Treatment of Children and Adolescents With Obsessive-Compulsive Disorder. Journal of the American Academy of Child & Adolescent Psychiatry, 51, 98–113.

Pediatric OCD Treatment Study (POTS) Team. (2004). Cognitive-behavior therapy, sertraline, and their combination for children and adolescents with obsessive-compulsive disorder: The POTS randomized controlled trial. JAMA, 292(16), 1969–1976

Storch, E. A., Geffken, G. R., Merlo, L. J., et al. (2007). Family accommodation in pediatric obsessive-compulsive disorder. Journal of Clinical Child & Adolescent Psychology, 36(2), 207–216.
Dr Gaspare Costa – Psicologo e Psicoterapeuta
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Iscritto all'Ordine degli Psicologi della Reg. Toscana n. 5040
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© 2026 Dr Gaspare Costa – Tutti i diritti riservati
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